martedì 5 febbraio 2013

Carlo De Carli - Lo spazio primario

Alla Casa dell'architettura di Roma si tiene la mostra Carlo De Carli - Lo spazio primario. Lo spazio primario ricongiunge il pensiero e gli scritti di un Maestro dell’architettura milanese del ‘900 ai progetti e alle opere di architettura, allestimento, design. Colloca il suo lavoro nell’impegnativo contesto politico, sociale e culturale della Scuola di architettura, di cui è stato preside alla metà degli anni sessanta, della Triennale di Milano e del comparto produttivo dell’arredo, in un intreccio fra attività professionale, didattica, ricerca teorica e applicata, che ha al centro l’idea di Spazio primario.


Carlo De Carli. Lo spazio primario non è dunque una semplice mostra retrospettiva sull’attività professionale di un architetto e designer che ha contribuito al successo dell’Italian Style, quanto l’analisi del contributo culturale e pedagogico di un maestro impegnato sui diversi fronti e le diverse scale del progetto.

I suoi scritti, che hanno dimostrato l’infondatezza di ogni separazione fra esterno e interno e fra grande e piccolo, non propongono all’attenzione lo spazio o l’oggetto in quanto tali, ma il “processo diformazione” di spazi e oggetti, e la loro reciproca relazione, in cui molteplici fattori entrano in gioco, con interessi anche conflittuali, richiedendo una soluzione che insieme li risolva e trascenda.
Definito come “spazio delle prime tensioni interiori”, ma anche come “spazio del gesto” e come “spazio di relazione”, lo spazio primario nasce nel momento in cui l’io si apre agli altri e al mondo in un atto di incontro e di umana solidarietà. Non è semplicemente l’atmosfera fisica in cui siamo tutti
immersi e che respiriamo, ma una attribuzione o “donazione di senso” a questo incontro e, di conseguenza, al luogo in cui esso avviene o può avvenire.

Lo spazio primario non ha, all’inizio, proprietà fisiche o figura o altra determinazione formale e sta
tutto nell’attenzione alla “preziosità” della persona umana, in un rapporto stringente fra architettura ed etica, e fra architettura e natura, che supera la semplice utilità funzionale per interpretarne il senso e tradurlo in opera costruita, fino a “trascolorare” in rappresentazioni cariche di momenti esistenziali.
Esso infatti, come scrive De Carli, “nasce intriso di vissuto di tutta l’esperienza vissuta”.

Le opere in cui chiaramente è incarnata questa idea di spazio sono innanzi tutto quelle inerenti a grandi funzioni collettive: il Teatro Sant’Erasmo (1951-53), le chiese di Sant’Ildefonso (1955-56) e di San Gerolamo Emiliani (1954-65) a Milano, le scuole professionali dell’Opera Don Calabria a Cimiano(1952-65), il grande Ricovero per Anziani di Negrar (Verona) del 1955-63.
Poi c’è l’impegno sul tema della residenza, dalle ville agli edifici urbani e ai quartieri.
Infine, il design del mobile, che è considerato parte integrante della cultura del progetto di architettura, in continuità con la tradizione italiana, in particolare milanese.
 
Carlo De Carli ha progettato numerosi elementi d’arredo entrati in produzione con Cassina (la Sedia
Mod. 683 vince nel 1954 il primo Compasso d’Oro), con Tecno (la Poltroncina Balestra è Gran Premio della XI Triennale) e poi con Sormani, Longhi, Cinova e molte piccole aziende della Brianza artigiana che oggi, tramite il consorzio La Permanente Mobili di Cantù e la cura del Dipartimento di
Progettazione dell’Architettura del Politecnico, ne ripropone alcuni celebri pezzi.

Casa dell’Architettura
Piazza Manfredo Fanti, 47
00185 Roma

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